Con la seguente recensione vi consiglio la lettura del libro Oltre il legame che offre una panoramica importante, ampia e scientificamente valida del mondo delle relazioni familiari.

La famiglia non può più esser considerata una struttura rigida, una forma immutabile nel tempo che racchiuda, uniformandola, una molteplicità di variabili ma un luogo di relazioni significative in cui i legami si coniugano secondo parametri differenti da quelli canonicamente stabiliti e in cui le geometrie di affetti trovano una loro nuova definizione sempre mantenendo il focus principale sul fornire cura, attenzione, benessere ed espressione della persona nella sua totalità. La struttura come unico assunto di base, non è indicatrice di un funzionamento buono o cattivo della famiglia bensì vanno presi in considerazione la qualità dei processi intra ed extrafamiliari che influenzano il buon esito dello sviluppo delle persone. Il criterio di partenza deve essere allora il modo in cui i singoli si relazionano, gestiscono i propri ruoli e pervengono ad un sano equilibrio tra autonomia ed indipendenza assicurandosi protezione e accudimento reciproco. Si tratta allora di definire nuovi scenari familiari in cui la genitorialità si ponga in un continuum di normalità e non di presunta patologia avendo come punto in comune, tra le varie forme in cui viene declinata e vissuta, il suo aspetto fondamentale di luogo affettivo di crescita. Una cultura della differenza, che stimoli ad un processo di comprensione, riconoscimento e valorizzazione piuttosto che della devianza in quanto allontanamento dall’unico schema di riferimento.

Oltre il legame rappresenta un coraggioso ed esaustivo approccio di lettura ai nuovi scenari familiari, come recita il sottotitolo, avendo come punto di ricerca l’approfondimento delle pluralità di modi di entrare in relazione con l’altro aprendosi all’inclusività di nuove configurazioni in cui provvedere alla cura reciproca. L’approccio di studio ha il pregio di ragionare e riflettere in termini di complessità e variabilità del panorama familiare piuttosto che in termini di catalogazione, giudizio o discriminazione di ciò che si presenta come differente. Conduce a presentare una genitorialità dinamica da considerare, comprendere e supportare al di là di un unico paradigma di riferimento e in base alle geometrie relazionali, ai legami affettivi e al compito di cura che le è proprio.

Il libro, quindi, non parte dal concetto di naturalità della famiglia come assunto base universalmente accettato ma dall’analisi dei modi di relazionarsi dei componenti di un nucleo che si presenta diversificato in base al modo di sentire, percepire, vivere e testimoniare socialmente i legami affettivi e le responsabilità educative.

Gli autori, ognuno dal proprio punto di vista speculativo, ribadiscono l’importanza di andare al di là della forma, della struttura, per analizzare e comprendere l’esperienza intima che lega le persone e fa sperimentare loro quei compiti di cura e impegno reciproco al di là di simmetrie prettamente istituzionali. Il focus si sposta dalle differenze oggettive delle varie configurazioni familiari all’esplorazione dei tratti che accomunano i vari percorsi di vita, educativi e relazionali. D’altra parte il concetto di diversità nel fare ed essere famiglia è già esperienza concreta anche all’interno del modello di riferimento tradizionale in cui differente appare il modo di prendersi cura dell’altro, impegnarsi per la sua crescita e accompagnare la sua realizzazione.

La ricerca ha l’indubbio merito di puntare sull’analisi delle risorse e ricchezze di cui sono dotate le varie configurazioni prese in esame ponendosi come principale obiettivo lo studio del compito di cura materiale, emotiva ed affettiva dei coniugi in relazione con i figli. L’attenzione viene incentrata sulla caratteristica personale del genitore garanzia o meno di un legame funzionale alla crescita del figlio non strettamente dipendente dalla struttura e dalla morfologia in cui il compito educativo si esplica. Non la pretesa di destrutturare una figura educativa ma di valorizzarne le competenze al di là di un modello normativo di appartenenza.

Ne emerge non un trattato sociologico sulla famiglia bensì un tentativo di analizzarla e comprenderla sotto diverse prospettive, spesso anche fuori dai canoni universalmente accettati e prescritti, che aiuti il lettore ad andare oltre ciò che viene considerato scontato ed evidente.

Il piano dell’opera, che vede la collaborazione di diversi esponenti del mondo della psicologia e  della ricerca, si presenta articolato in quattro parti tutte riconducibili nell’alveo della promozione della persona pur individuando gli aspetti di fragilità delle varie simmetrie familiari.

La prima parte tratta della genitorialità a confronto con eventi considerati non normativi nel ciclo vitale evolutivo e quindi generatori di tensioni, difficoltà e particolarità educative. Specificamente Monica Tosto analizza la realtà delle madri adolescenti che si pongono nel difficile compito di accudire il figlio quando ancora il loro percorso di crescita non si è completato e stabilizzato nell’apertura ad una genitorialità matura e responsabile. Le difficoltà dei bambini, sia di carattere socio-emotivo che cognitivo ed adattivo, risultano particolarmente correlate alle difficoltà di crescita delle madri ancora impegnate nell’espletamento del compito evolutivo proprio dell’adolescenza ovvero il processo di separazione-individuazione dalle proprie figure genitoriali. Questa non differenziazione si traduce in una evidente difficoltà di farsi carico della responsabilità di caregiver ovvero di chi procura cura, protezione e crescita emotiva del figlio con ricadute sul suo sviluppo mentale. La risorsa in questo caso può essere rappresentata dal contesto familiare e sociale in cui la madre adolescente vive e cresce e che può accompagnare e supportare una genitorialità fragile e incapace di strutturare un ambiente d’accudimento adeguato. Nonni supportivi come anche adeguati sostegni sociali possono generare circoli virtuosi nella giovane madre nel momento in cui si trova a vivere una sovrapposizione di sfide evolutive incoerenti per l’età. Condizioni socioeconomiche e culturali adeguate si pongono come ricchezza ulteriore in questo difficile compito.

Il secondo capitolo riguarda il genitore con disabilità sottolineando come la sessualità venga vista e presentata, sia culturalmente che socialmente, come un ambito precluso alla persona portatrice di un handicap ma allo stesso tempo, come piano vitale della capacità di amare ed essere amati nella propria completezza di esseri umani. Interessante la riflessione sul genitore che, avendo un figlio disabile, finisce per considerarlo un eterno bambino da accudire e proteggere e sostanzialmente tenere lontano dallo sperimentare le normali esperienze di vita in campo affettivo. Come sottolinea l’autrice Sabrina La Grutta, sessualità e disabilità formano un binomio in cui il silenzio omertoso rende la persona indegna e incapace di progettare la propria genitorialità prima ancora delle reali ed effettive difficoltà. Le ricerche citate nel capitolo sottolineano la maggiore sensibilità di cui sono dotati i figli di genitori disabili abituati a ragionare e relazionarsi al mondo con un maggiore rispetto verso le differenze e con maggiore accoglienza verso le fragilità. Allo stesso tempo l’autrice mette in luce alcune derive problematiche nei figli quali una maggiore incidenza a somatizzare nel corpo eventuali disagi psicologici o ad assumere in modo eccessivamente responsabilizzante la cura del proprio genitore come mission di vita.

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Nel terzo capitolo le coautrici Cinzia Novara, Maria Garro e Livia Botta esplorano l’essere speciali dei genitori adottivi tra difficoltà di integrazione dei figli e la loro ricerca di radici. L’esperienza dell’adozione viene analizzata dal punto di vista sistemico: genitori che leggono se stessi sotto la luce della mancanza di una generatività biologica, per cui l’adozione potrebbe sembrare una sorta di ripiego narcisistico, e figli davanti al compito evolutivo di riconoscere nei nuovi genitori delle figure di riferimento valide, sicure e rassicuranti dopo il trauma dell’abbandono. Le autrici parlano della necessità di un tempo di conoscenza e adattamento reciproco che, seppur esistente in tutte le esperienze di genitorialità, in questo caso è ancor più delicato e impegnativo. Diventano allora necessari aiuti e sostegni dai contesti vicini e il dialogo aperto, disponibile e attento con la scuola come primo agente di socializzazione al di fuori del nucleo domestico. Compito evolutivo di questa famiglia è elaborare il trauma dell’abbandono in modo sistemico limitando le possibili ricadute sullo sviluppo emotivo, comportamentale e cognitivo.

Maria Garro, nel quarto capitolo, presenta la realtà dei figli di genitori non coniugati ovvero la cosiddetta coppia di fatto. L’autrice sostiene che non sia la mancanza dell’atto formale matrimoniale a generare un forte senso di precarietà e possibile dissoluzione della coppia ma la mancanza di un rapporto di qualità tra i coniugi, dell’impegno reciproco, della capacità di mediare e risolvere i conflitti. La tutela legale di questo nucleo familiare può avvenire tramite il registro delle unioni civili al quale accedono persone legate da vincoli non formali ma affettivi e di reciproca solidarietà. Il dato interessante è rappresentato dal fatto che l’impegno nei confronti della genitorialità è comune a quello delle altre tipologie familiari con nessuna ricaduta negativa sullo sviluppo cognitivo, sociale ed affettivo dei figli. Importante ricordare che la filiazione al di fuori del matrimonio è fonte di tutela dal 1975 con la conseguente eliminazione, nel tempo, del termine figlio illegittimo o naturale che poneva un notevole confine discriminatorio nella percezione personale di liceità ad esistere. A prevalere è la logica del bene supremo del figlio su quella della coppia considerando il rapporto di filiazione come legame durevole e imprescindibile nella vita della persona.

La seconda parte del libro affronta la delicata tematica della genitorialità omosessuale e transessuale in un periodo storico di grandi interrogativi e mutamenti sociali. Il punto di partenza dello studio si incentra sul concetto di stereotipo e pregiudizio di cui è segnata la storia di ogni paese generando uno stigma sociale spesso trasmesso culturalmente piuttosto che suffragato da esperienze personali.

Gay parents

Nel primo capitolo Michele Roccella si sofferma sull’analisi della omogenitorialità ovvero della filiazione nell’ambito di una coppia omosessuale da non confondere con i nuclei cosiddetti ricostituiti che nascono invece dalla separazione o divorzio di uno dei membri della coppia che si riappropria di un orientamento omosessuale dopo aver generato figli in una relazione eterosessuale. In pieno accordo con le ricerche in ambito estero, soprattutto Stati Uniti, Francia ed Inghilterra, l’autore ribadisce che il crescere in una famiglia omosessuale, e anche in questo caso viene utilizzato il termine famiglia, non sembra compromettere lo sviluppo psicosessuale del figlio e il suo adattamento sociale. Non è l’orientamento sessuale in sé a garantire o meno il buon esito educativo bensì la qualità del rapporto tra genitori e figli in termini di capacità di accudimento, accompagnamento alla vita, senso di sicurezza e protezione. Il problema è invece individuato nello stigma sociale che genera ancora il rischio di ghettizzazione, isolamento e discriminazione. Sarebbe quindi il doversi rapportare continuamente al clima omofobico della società e dei contesti di riferimento e appartenenza a generare un clima di difficoltà, fatica e maggior investimento emotivo con un impatto negativo sul modo in cui i membri della famiglia si relazionano tra di loro. Come riporta Roccella le ricerche attestano che sui figli non via sia una ricaduta negativa dell’omosessualità né sullo sviluppo cognitivo, che non registra alcuna correlazione con possibili depressioni, disturbi dell’adattamento o difficoltà di inserimento sociale, né sullo sviluppo dell’identità sessuale svincolata dall’orientamento del genitore. La difficoltà sulla quale lavorare sembra invece risiedere nella capacità della società e dei contesti di riferimento di accogliere la diversità di queste famiglie sostenendole nell’uscire allo scoperto piuttosto che doversi nascondere o giustificare per ottenere riconoscimento e legittimità.

Claudio Cappotto e Cirus Rinaldi, nel secondo capitolo, sottolineano come il criterio normativo della famiglia eterosessuale non possa rappresentare l’unico punto di osservazione a partire dal quale definire realtà e relazioni. La persona portatrice di un’identità o orientamento diverso deve continuamente raccontare e legittimare se stessa per uscire dalla zona d’ombra di un non esistere secondo canoni normativi universalmente riconosciuti ed accettati. L’autore invita a leggere il concetto di famiglia in termini di un arazzo ricco di molteplici intersezioni e di un pluralismo che ancora necessita di essere detto e giustificato in quanto deviante dalla norma. Gli autori presentano inoltre il delicato e fondamentale momento del coming out ovvero della rivelazione del proprio orientamento sessuale o identità di genere come tappa essenziale del potersi riconoscere nella propria individualità sia di singolo che di genitore. Di particolare spessore l’analisi delle reazioni dei contesti familiari e sociali di appartenenza delle persone omosessuali in cui il potersi narrare, il sentirsi accolti e accompagnati costituisce un fattore altamente protettivo del proprio processo di individuazione e della realizzazione di un progetto di vita che, oggi, prevede anche l’accesso alla genitorialità.

In ultimo, Paola Miano e Francesca Mamo affrontano con chiarezza e delicatezza il tema della genitorialità transessuale, per alcuni versi ancora più incomprensibile e difficile da accogliere. Partendo dalla disforia di genere, ovvero la percezione soggettiva della propria identità di genere come incongruente rispetto al sesso biologico, le autrici ripercorrono il vissuto della persona transessuale dalla scoperta di sé in età precoce fino all’adultità sottolineando come, ancora una volta, la discriminazione sociale definita transfobia, rallenti, impedisca e danneggi un già difficile percorso evolutivo. Nel caso della transessualità è necessario ancora un maggior coping familiare in quanto, mentre la condizione omosessuale potrebbe venire nascosta, la persona che transita verso un altro sesso porta in sé l’evidenza del cambiamento. Anche in questo caso l’esistenza di un buon rapporto tra genitori e figli costituisce l’humus su cui innestare un processo di comprensione e accoglienza reciproca generando uno spazio di comunicazione aperta, franca e scevra da pregiudizi. Il superamento della crisi è allora impresa congiunta di tutto il sistema familiare cercando di lavorare sulla flessibilità ad accogliere elementi di diversità mantenendo il valore imprescindibile del legame affettivo ed educativo. Di particolare rilievo l’attenzione e delicatezza delle autrici nel delineare il percorso esistenziale della persona transessuale dalla presa di coscienza di sé fino all’integrazione nel tessuto familiare e sociale con una identità che conservi l’esperienza della genitorialità.

Nella terza parte vengono affrontati i temi della genitorialità in contesti a rischio.

Alessandra Salerno presenta il fenomeno della violenza domestica (IPV – Intimate Partner Violence) come contesto di crescita di un figlio che, anche se non esposto personalmente alla violenza, ne sia comunque testimone. In questo caso si parla di violenza assistita e il focus del lavoro si incentra sullo sviluppo psicofisico del figlio che probabilmente strutturerà dei vissuti di  insicurezza, mancanza di protezione ed estrema diffidenza nelle relazioni interpersonali oltre ad introiettare un modo di rapportarsi all’altro aggressivo e abusante. Crescere nel maltrattamento diventa condividere uno spazio relazionale confuso, intimidatorio, di costante terrore e terrorismo emotivo che fanno della violenza domestica una forma di abuso psicologico. L’autrice sottolinea la risorsa positiva: vivere un contesto di violenza potrebbe generare una forte resilienza, come capacità di resistere agli urti e riconfigurare la propria vita, se però si mantiene e sperimenta uno stile di attaccamento sicuro e protettivo nei confronti del genitore non violento e si è dotati di supporti familiari e sociali di particolare rilevanza.

Nel secondo capitolo Elisabetta Di Giovanni affronta il tema dei figli di zingari come li definisce nel titolo. Nel contesto occidentale, come minoranza discriminata, le popolazioni rom sperimentano una percezione altamente negativa che non tiene conto delle risorse residue di poter essere genitori dei propri figli in modo funzionale sebbene con norme e modalità differenti. Il lavoro ha l’indubbio pregio di riportare l’esperienza diretta dell’autrice che le ha permesso di cogliere aspetti interessanti delle relazioni in questo tipo di famiglie senza lasciarsi influenzare da pregiudizi di sorta. Essere bambini rom significa crescere in uno spazio esistenziale di continua precarietà dovuta al susseguirsi delle leggi in vigore nello stato ospite. Una precarietà su cui si innestano le difficoltà di integrazione e a volte anche la non volontà da parte dei genitori che questo avvenga preferendo un’educazione di tipo familiare o di clan. Il gruppo parentale diventa nido protettivo ma anche rischio di chiusura al mondo esterno rafforzato dalla precarietà relazionale con persone e istituzioni della società dominante. Ne risulta che il problema vada approcciato in modo sistemico mettendo in campo risorse e sostegni familiari e sociali di diverso tipo.

Nel terzo capitolo viene affrontato il tema della genitorialità etero specifica ovvero di quelle forme genitoriali uomo-animale in cui si possa sperimentare un’esperienza di crescita emotiva e cognitiva. L’autrice, Aluette Merenda, nel suo lavoro positivamente innovativo, sottolinea l’esistenza di una zootropia ovvero di una vera e propria vocazione parentale presente nella specie umana e sperimentata nel rapporto con l’animale. La relazione con l’ambiente animale rappresenterebbe un’efficace palestra per acquisire la capacità del prendersi cura, provare emozioni, sperimentare i propri limiti provando tenerezza o crudeltà. Il prendersi cura costituirebbe un fattore protettivo di resilienza in grado di amplificare il vissuto emozionale della persona umana e sviluppare il suo grado di empatia verso un qualsiasi altro. Molto interessante è la presentazione di casi di animali coprotagonisti di percorsi clinici di accompagnamento della persona al suo benessere psicologico ed emotivo in cui l’animale, da soggetto passivo di cure e attenzioni, diventa risorsa nel setting terapeutico o nella vita quotidiana mediando il passaggio dall’alterità animale al rapporto con il mondo umano.

padre-figlio

La quarta ed ultima parte approfondisce il rapporto genitori-figli in una sorta di narrazione reciproca. Valeria Granatella e Angela Maria di Vita sondano la difficile dimensione paterna nell’era post-moderna in cui sia la maternità che la paternità sono chiamate a rimodulare se stesse ridefinendo i confini del proprio operare. Non più visione dicotomica ma dialogo tra due alterità in cui il padre è interpellato fortemente a recuperare il suo ruolo normativo pur non dimenticando l’accesso alla tenerezza e affettività. La famiglia post-moderna ha spostato il suo centro verso il polo affettivo-relazionale più che normativo ma può riscoprire nella cogenitorialità la chiave per rispondere alle istanze dei nuovi adolescenti fortemente sollecitati da molteplici stimoli esterni a volte anche contraddittori e difficili da gestire. La sfida, come sottolineano egregiamente le autrici, è imparare a funzionare come un’orchestra in cui ogni elemento possa esprimere se stesso, la propria peculiarità e unicità e dialogare con l’alterità in chiave educativa.

Oltre il legame rappresenta un lavoro coraggioso, onesto e privo di pregiudizi di sorta nella lettura di un dinamismo familiare che, sebbene si coniughi in forme differenti, non perde la sua centralità nel percorso di crescita della persona. Il filo rosso che lega ogni capitolo, sapientemente equilibrato in ogni sua parte e integrato l’uno con l’altro in una sorta di dialogo a più voci, è portare il focus non sulla forma familiare, non su cosa la famiglia sia ma su cosa opera al suo interno, su quali siano le simmetrie relazionali che intercorrono tra i vari membri e soprattutto sulla capacità dei genitori di prendersi cura dei figli, di fornire protezione, accudimento, sicurezza, regole, confini e di entrare in risonanza emotiva col loro mondo interiore. Il punto di partenza, per l’analisi corale degli autori, non è più esclusivamente il modello della famiglia nucleare, bianca, composta da una coppia eterosessuale e figli biologici bensì, senza voler per questo destrutturare la tradizione, l’apertura a modi “altri” di fare famiglia in cui l’attenzione sia posta sulla qualità delle dinamiche relazionali e sui processi interattivi tra genitori e figli. Il valore dell’analisi di ogni simmetria familiare risiede nell’attenzione ai punti di forza e non alla sua disfunzionalità avendo come obiettivo la cura e la crescita armonica della persona e in particolare dei figli. In ogni contributo emerge la necessità di lavorare sulla promozione di una sensibilità che includa i diversi modi di fare famiglia sfatando pregiudizi di carattere razziale, etnico o sessuale. Quindi non un’ottica di dissoluzione del già esistente quanto di estensione delle categorie di comprensione dei fenomeni. Emerge una mancanza di modelli di riferimento cui orientarsi per accogliere i nuovi assetti ed è questo il motivo che ha spinto alla stesura del libro validamente portato a compimento. Un interessante spunto, comune a tutti i contributi, è rappresentato dall’incentrare le forze sull’ascolto non di categorie astratte di persone, ma del vissuto esistenziale specifico di chi è portatore di un tessuto emotivo ed affettivo particolare. Altro aspetto comune è la denuncia del silenzio omertoso vera “piaga” del mondo contemporaneo: nascondere l’evidenza della realtà, non dare voce e non permettere che ognuno abbia voce è il passo falso che viene sottolineato nel libro e al quale si tenta di porre rimedio con uno studio accurato e documentato. Il focus è allora rendere visibile l’invisibile, ascoltato il non comunicabile, accolto l’esistente così come esso si presenta. Da qui deriva l’invito degli autori a progettare e realizzare seri percorsi di formazione in modo che ciò che non è conosciuto venga approcciato, ciò che non è compreso diventi leggibile e ciò che è escluso venga integrato. Un aspetto da approfondire in modo più sistematico è la questione della mancanza di riconoscimento delle coppie omogenitoriali. Se è vero che un contratto formale di matrimonio non è garanzia di una buona riuscita del percorso familiare, nel caso dell’omogenitorialità è proprio l’invisibilità giuridica a rappresentare un fattore di stress emotivo e di precarietà nei confronti dei figli per i quali esiste ufficialmente un solo genitore e l’altro, pur essendo figura di riferimento a tutti gli effetti, non ha cittadinanza a nessun livello. Ne nasce un continuo sforzo per giustificare la propria genitorialità, e per rendere riconoscibile e legittimo un legame affettivo esistente a tutti gli effetti ma invisibile nella realtà. Ottimo l’apparato scientifico corredato da numerosissime ricerche in cui emergono sia i lati postivi sia quelli negativi delle questioni analizzate oltre ad evidenziare la mancanza di studi a livello nazionale, lacuna che richiede di essere urgentemente colmata.

Oltre il legame rappresenta, quindi, un valido strumento di approfondimento per gli studenti universitari ma anche un efficace testo divulgativo nella formazione di chiunque si trovi a interagire nel sociale e nella relazione aiuto conducendo la riflessione su un dinamismo familiare ancora da scoprire, valutare e soprattutto valorizzare.

Alessandra Bialetti


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Oltre il legame. Genitori e figli nei nuovi scenari familiari.
A cura di: Maria Garro e Alessandra Salerno
Prefazione di: Alessandro Taurino
Editore: Franco Angeli (4 novembre 2014)
Collana: Psicologia sociale contemporanea

 

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